Anche l’Italia è una terra di mezzo

A che cose serve la nostra storia secolare di amicizia culturale e commerciale con la Cina? A rafforzare il nostro rapporto servendo in maniera consapevole da tramite tra la Cina e l’Europa del Sud e tra la Cina e l’Africa

Tony Chike Iwobi, Vicepresidente Commissione Esteri Senato

Come primo senatore non originario dell’Italia eletto, ho preso parte ad una missione parlamentare in Cina, per la prima volta – nella storia della Repubblica Italiana – di così alto profilo. La visita ufficiale in Cina era stata organizzata dall’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dall’Istituto per la cultura cinese, e ha visto partecipare, nell’ottobre scorso, un’ampia delegazione parlamentare mista, inclusiva cioè di membri di diverse Commissioni (Esteri, Politiche Europee, Affari Costituzionali, Affari Economici) di Camera e Senato e di diversi partiti presenti in Parlamento.

Dopo otto giorni di incontri a Pechino, Chongqing, Guangzhou, Xiamen e Shenzhen – con autorità politiche, istituti culturali e uomini d’affari italiani e cinesi – ho potuto raccogliere le mie sensazioni e razionalizzare il significato personale e politico delle visita. Che cosa avevo incontrato? Una Cina profondamente diversa da quanto avevo studiato, sentito, immaginato, cioè lontana dal clichè. Un Paese ordinato, cresciuto esponenzialmente dal punto di vista economico, commerciale, urbanistico, culturale e turistico; una Cina con un sistema di informazione all’avanguardia, tecnologicamente evoluto e qualitativamente futuribile in termini infrastrutturali e ambientali; una Cina che, secondo la Banca Mondiale, ha una popolazione di un miliardo e 409 milioni, un pil pro capite di 9000 dollari e flussi turistici che, nella sola municipalità di Xiamen, ad esempio, superano le 150.000 presenze giornaliere… Decisamente è l’esempio a livello planetario di un sistema ordinato, pacifico e funzionale: la Repubblica popolare cinese ha saputo aumentare la qualità di vita del suo popolo aumentando la classe media, ha più che dimezzato la povertà assoluta con la scommessa di portarla a zero entro il 2030, e non dimentichiamo la drastica diminuzione dell’impatto ambientale con l’implementazione della diffusione delle vetture elettriche. Onestamente, la nuova Cina mi ha affascinato e contemporaneamente spaventato, per la struttura organizzativa della macchina commerciale già avviata, l’efficienza e la determinazione nel dirigersi verso il mondo esterno grazie alla nuova Via della Seta, la Belt and Road initiative. La Via terrestre parte dalla municipalità da Chongqing e si dirige in Europa attraversando la Russia, mentre la Via marittima parte dal porto di Xiamen (uno dei porti più grandi, il 26° a livello mondiale) dirigendosi verso l’Africa per poi raggiungere l’Europa passando dall’Italia. L’Europa sarà indubbiamente costretta a rivedere la propria organizzazione politica, economica, commerciale e infrastrutturale per riuscire ad ospitare in modo efficiente ed efficace la nuova piattaforma commerciale cinese e collaborarvi! L’Italia invece, che ha una lunga storia secolare di amicizia culturale e commerciale con la Cina, deve ristrutturarsi e rafforzare tale rapporto fungendo in maniera consapevole da tramite tra la Cina e l’Europa del Sud e tra la Cina e l’Africa. Cerchiamo di capirlo e attuarlo rapidamente, a partire dalle aree di eccellenza nella collaborazione bilaterale: cultura, turismo, tecnologia e formazione. Aggiungo in particolare il settore della high-quality healthcare tecnology in cui l’Italia è all’avanguardia a livello mondiale. L’Africa deve entrare nella relazione bilaterale Italia-Cina. E’ un continente che ha sofferto una depredazione secolare dal mondo occidentale, gli africani non hanno mai avuto bisogno di carità ma di libertà di autosvilupparsi e credo che sia arrivato il momento di un serio e concreto reset, sfruttando la collaborazione – nel rispetto reciproco – con la nuova Cina. Infine, sostengo che sarà proprio la Belt and Road initiative a contribuire ad aumentare le relazioni tra i Paesi della comunità internazionale, nell’ottica di promuovere la pace a livello planetario e un mondo ordinato, per un vero libero scambio commerciale, giusto ed equo. Volentieri ho accettato l’invito di Cinitalia a condividere queste mie considerazioni.

da Cinitalia n. 3/2020, la rivista ufficiale bilingue per le Istituzioni in Cina e in Italia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *